Il salmone, forse anche più del tonno, in Europa, è il pesce largamente più diffuso, conosciuto ed amato per il consumo crudo, per sushi e sashimi. Ed è quasi sempre salmone norvegese, di allevamento, uno dei più consumati ed economici pesci al mondo. Buonissimo, nulla da dire! Ha fatto la fortuna del sushi. Ma c’è anche altro.
Salmone selvaggio dell'Alaska
La grandezza del sushi a Tokyo è, oltre alla sua qualità e freschezza del pesce, anche la sua varietà. Sedersi in un sushi bar a Tokyo è un’esperienza gastronomica indimenticabile. Affidarsi al sushi chef che ti servirà sushi con pesci di stagione locali, di Hokkaido, di Fukuoka o di altre prefetture è un’avventura di viaggio nel gusto che non ha eguali.
In Italia siamo ancora indietro, abbiamo poca scelta. Salmone norvegese, tonno locale o, più di frequente, pinnegialle dell’Oceano Indiano, hamachi o ricciola giapponese, l’unico che ci arriva veramente dal Giappone, o il branzino. Tuttalpiù orata e rombo.

Eppure il fascino di un sushi bar è proprio il viaggio, la scoperta di nuovi orizzonti del gusto. Come fanno in Giappone, dovremmo arricchire la scelta con un’offerta sempre all'avanguardia. Ed oggi, l’avanguardia, pensate un pò....è il salmone.
Non il salmone atlantico, che ormai ben conosciamo. Ma, un’altro salmone, un’altro pesce, il salmone selvaggio Sockeye.
Selvaggio, naturale, sostenibile. Insomma il salmone è un vero must tra i prodotti ittici a livello internazionale, soprattutto se parliamo di quella specie che nasce, vive e cresce nelle acque freschissime e incontaminate dell’Alaska. In particolare, il Sockeye è molto apprezzato nella cucina giapponese per la consistenza delle sue carni e per il suo colore rosso intenso. Carni magre muscolose e compatte, frutto di lunghissime migrazioni che portano questo pesce a percorrere migliaia di miglia, per poi giungere alla foce di fiumi e qui risalirli saltando controcorrente per scavalcare cascate e torrenti con l'obiettivo della riproduzione. Questo è il vero rosso salmone: non arancione, non rosa, ma rosso, esattamente come quello che compare nelle fotografie e documentari degli orsi bruni quando cacciano i salmoni nei pressi delle cascate.

Salmoni in natura
Un colore originale, che deriva proprio dal suo habitat dove si nutre esclusivamente di ciò che trova nel proprio territorio di caccia, plancton, gamberetti e piccoli pesci. Niente mangimi, niente coloranti, nessuno sfruttamento dell'ecosistema, il salmone Sockeye è un grande amico della natura. Infatti, in Alaska, la sostenibilità della pesca è un’elemento fondamentale di questa attività che rappresenta uno dei cardini della sua economia.
Questo è il motivo per cui la versione fresca del salmone è disponibile solo da maggio a settembre/ottobre, mesi che corrispondono al periodo di pesca stabilito dalle leggi di questo Paese.
Ma niente paura, gli amanti di questa prelibatezza lo possono gustare comunque tutto l’anno nella versione surgelata senza che, per questo, ne vengano meno le sue indiscusse peculiarità.
Perché è così speciale? Perché è proprio grazie alla sua naturalità che la sua carne risulta ricca di preziosi acidi polinsaturi, con una limitata quantità di grassi rispetto ai pesci di allevamento e la sua straordinaria ricchezza di omega 3, grandi protettori della salute del cuore oltre che portatori di innumerevoli benefici per mantenersi in buona salute.

Salmone selvaggio Sockeye
Oggi, questa specie di salmone viene importata dall'Alaska, ed ha un contenuto di grassi di molto inferiore al salmone allevato, ciò che per il pesce crudo è un pregio nella consistenza compatta delle carni. Siamo abituati ad un pesce modificato in laboratorio e non abbiamo mai conosciuto lo stesso pesce come è in natura.
Certo, dimenticate il prezzo economico del salmone norvegese che trovate al supermercato, ma...vale la pena provarlo.
Non lo dimenticherete.
Nipponia lo importa e lo vende congelato, proponendolo anche in filetti e quarti di filetto congelati.